• Una sfilata variopinta

    Chi lo avrebbe mai detto, quando Cesare Manzo ancora scriveva poesie e racconti, e non sapeva che un giorno avrebbe organizzato una manifestazione d'arte contemporanea nella sua Pescara. Chi l'avrebbe mai detto, mentre portava i giornali in giro per i paesini della zona, che avrebbe avuto un nome così bello: Arte Nova - Fuoriuso, mostra itinerante a Pescara. Nessuno l'avrebbe mai detto, all'epoca. E nessuno - forse - lo direbbe ora, se non esistesse già. Eppure, è accaduto: tutte quelle riflessioni intorno all'accesso democratico alla cultura, tutti quei solidi principi di uguaglianza nell'arte, hanno preso forma. Se non fosse accaduto davvero, magari nessuno ci crederebbe.


    Serviva un “cane sciolto”, un intellettuale libero e un po' sfrontato, per farcela. Serviva qualcuno con una certa dose di follia, di quelle che servono nella vita (e nell'arte di più); e serviva che questa follia fosse direttamente proporzionale allo spirito del pioniere, a quella innata tensione a valicare i confini del lecito, senza la quale nessun percorso veramente valido si può compiere davvero. Tutto questo si è realizzato in un modo naturale, che è difficile da dire. È questo, in poche parole, che è accaduto ogni volta che FuoriUso a Pescara ha preso forma. L'arte povera ha saputo farsi scenario di una sfilata di fantasie, suggestioni, fugaci alterazioni prospettiche, giochi concettuali. Un museo tradizionale, rigidamente prigioniero delle quattro mura che lo circondano, è una fantasia novecentesca: l'arte può tornare a mescolarsi con la vita, può contribuire a popolare deserti urbani di cui nessuno sa più cosa farsi. 

    È così che vecchie fabbriche e antichi mercati sono tornati a vita nuova, accogliendo l'apparizione di un circo colorato e vitale; distillerie in disuso e cliniche abbandonate si sono d'improvviso ripopolate, sono tornate a ospitare uomini e in questo modo agli uomini sono state segnalate. Un'umanità variopinta, eterogenea e assetata d'incontri si è data appuntamento in questi luoghi sconfitti dal tempo, con lo scopo di riprenderne possesso. Di riappropriarsene, come accade con le cose che ci appartengono.


    È questo il segno di una vitalità democratica inesauribile, di una genuina spinta alla condivisione che smentisce clamorosamente le apocalittiche profezie sulla morte della socialità e del capitale sociale: se adeguatamente incoraggiato, sostenuto e accolto, l'istinto che ci porta a mettere insieme conoscenze e piaceri è più forte che mai. 

  • La copertina di Schifano

    La lista degli artisti che hanno scelto di fare visita a FuoriUso a Pescara è virtualmente infinita, ma qualche nome ci teniamo a farlo lo stesso: da Arman a Pistoletto, da Vautier a Boetti, da Acconci e Kosuth a Spalletti e Richard Long, da Cucchi a Beecroft e Merz. E poi Domenico Paladino, Maurizio Cattelan, Rosemarie Trockel, Paul McCarthy, Richard Long, Nan Goldin, Christelle Familiari, Julian Opie, Tony Cragg, Liam Gillick, Peter Halley, Joseph Kosuth. Noemi importanti, che pesano e che ci fa piacere citare per ricordare quanti ospiti e amici hanno voluto condividere il loro talento con noi. I nomi potrebbero continuare all'infinito, ma è meglio fermarsi qui. Con una concessione alla vanità, semmai, di postilla - pensando che Mario Schifano (oltre a partecipare direttamente alla manifestazione) disegnò più volte il manifesto della rassegna.


    Più di venti edizioni realizzate hanno visto il contributo non solo di artisti, ma anche di curatori di talento eccezionale (basti ricordare Mario Codognato, Giacinto Di Pietrantonio, Achille Bonito Oliva, Nicolas Bourriaud: e vogliamo limitarci, anche in questo caso, senza mancare di attenzione nei confronti di quelli che abbiamo omesso di citare). Non a caso, la manifestazione è stata nominata progetto vincitore tra tutti i Paesi europei del programma Cultura 2000: un riconoscimento di eccezionale importanza, che testimonia la bontà dell'impegno e del lavoro portato avanti. Non a caso, ancora, la kermesse si avvale del supporto finanziario dell'Unione Europea ed è cofinanziata e promossa dall'Assessorato alle Politiche Comunitarie in partenariato con l'Associazione culturale Arte Nova - Fuori Uso, la Regione Abruzzo, la Fondazione Pescara-Abruzzo, l'ACAX di Budapest e la Galeria Noua di Bucarest. Non a caso, la rassegna riscuote ogni anno un clamoroso successo di pubblico (dai ventimila visitatori della prima edizione alle cinquantamila visite registrate nel 1995.


    È questo che accade quando, nel corso del tempo, si presenta all'universo degli interessati un progetto serio, un impegno duraturo nel tempo, uno spazio aperto agli artisti come ai docenti e agli studenti delle Accademie di Belle Arti di tutta Italia. È questo che accade quando si ritrova la capacità di scovare nella vita di ogni giorno le fessure per aprire un discorso sull'arte contemporanea e sulla fruizione democratica delle opere che la compongono.


    Chiunque pensi che tutto questo, in Italia, non sia possibile, non conosce l'esperienza che da più di vent'anni porta avanti Arte Nova – Fuoriuso. Soprattutto, non conosce le risorse inesauribili che conserva – da parte – il mondo dell'arte e degli artisti: una speranza in questi tempi poveri di cultura e non solo, intorno a cui organizzare una nuova e diversa idea di cittadinanza.